La festa della befana: una lettura psicopedagogica.

Oggi rifletto sul significato psicopedagogico della festa della befana con un taglio coerente con l’ambito educativo, simbolico e dello sviluppo, per dare sostegno ai genitori e agli educatori.

Ritengo necessaria una lettura in chiave laica e simbolica della festa, poiché ritengo rappresenti un momento pedagogicamente rilevante nel ciclo annuale dell’infanzia e segni la conclusione del tempo magico delle feste e il ritorno graduale alla quotidianità.

C’è una funzione di passaggio che assume un valore educativo distinto e complementare rispetto ad altre figure simboliche del periodo invernale: la Befana incarna l’archetipo della vecchia saggia o della madre anziana, che non seduce né promette, ma consegna ciò che è rimasto, ciò che è stato guadagnato o appreso.

A differenza di personaggi idealizzati e gratificanti, la Befana porta doni semplici, talvolta carbone, non come punizione morale, ma come simbolo di realtà, limite e responsabilità, introducendo il bambino a una prima, fondamentale esperienza di valutazione simbolica delle azioni, non in termini di giudizio ma di consapevolezza.

Penso che in chiave educativa la Befana possa favorire l’integrazione di varie dimensioni dello sviluppo tra cui quella simbolica, emotiva, cognitiva, etica e sociale.

Il/la bambino/a vede una vecchietta non certo rassicurante che gli/le permette di confrontarsi in modo ambivalente con le emozioni della paura, della curiosità e del divertimento e ciò favorisce la maturazione.
C’è una sorta di passaggio dal pensiero magico puro a una forma più riflessiva riguardante i simboli, che in questo caso non sono più di gratificazione immediata come quelli che portavano i doni nelle feste precedenti, ma trasmettono dei significati con veri e propri messaggi e narrazioni sul comportamento e sul tempo che passa.

Infatti il “carbone” che può portare la Befana non è un premio o un castigo, ma rappresenta l’occasione per un dialogo educativo, affrontando ciò che è andato bene e ciò che può migliorare, in una vera e propria forma pedagogica della restituzione, dove l’esperienza viene rielaborata e consegnata come apprendimento.

Una festa che chiude in ciclo delle feste, con la propria scopa simbolica, che rimanda alla relazione con il tempo, aiutando il bambino ad accettare la fine, la ripresa elle attività scolastiche, la perdita e il cambiamento, favorendo la funzione di ritualizzazione del distacco, essenziale per lo sviluppo della resilienza e della capacità di separazione.

Insomma la Befana mi offre il modo di riflettere su un modello educativo che non sia performativo, dove non si chiede di essere “bravi” per ricevere, ma invita a riconoscere ciò che si è, con i propri lati positivi e negativi.

Gli educatori di riferimento, genitori, nonni, docenti, possono favorire questo percorso mediando questi aspetti, favorendo una pedagogia dell’autenticità e dell’auto-osservazione, piuttosto che del conformismo e del moralismo.

 

V. Longo 2026

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