Il capodanno: una visione psicopedagogica.

Il capodanno psicopedagogico.

Dal punto di vista psicopedagogico, l’idea del nuovo anno come nuovo inizio è un dispositivo simbolico di riorientamento interno che può produrre effetti rilevanti sul funzionamento psichico, motivazionale ed educativo della persona: non è un semplice rituale culturale di festeggiamenti, brindisi, cenone e fuochi artificiali.

È come se fosse un frame, una cornice narrativa di un quadro a colori pieno di possibilità, che crea un marcatore temporale e può consentire una separazione simbolica tra ciò che è stato e ciò che può essere, in un passaggio che legittima il cambiamento senza negare l’esperienza precedente.

Si può provare una sensazione di riduzione del peso degli errori del passato, per ristrutturare i significati delle esperienze e costruire auto-progettualità, in un gioco di paradossi che – senza diventare qualcun altro e rimanendo se stessi – ci si autorizza a ri-diventare, a ridisegnare

Insomma, il capodanno diventa un attivatore di speranza realistica, verso un orientamento al futuro, in un pensiero di prospettiva che dà una immagine positiva della vita con l’idea che si possa essere artefici del proprio destino sulla base delle proprie scelte.

Non è solo un rito di ingenuo ottimismo ma può diventare una vera e propria capacità di immaginare scenari desiderabili e di percorsi progettuali per raggiungerli, nella quale l’autostima e l’autoefficacia sono incrementate con una idea di un processo evolutivo e non di prestazione, centrato sull’apprendimento e non sulla perfezione, in una forma dinamica di valutazione del sé.

I festeggiamenti di capodanno possono essere quindi rituali di auspici per un nuovo inizio per il sé, in un dialogo interiore che ristruttura la personalità senza stravolgerla, favorendo la rielaborazione delle progettualità, in un sano equilibrio che eviti derive utopiche astratte e idealizzanti che genererebbero rigidità o auto-svalutazione.

Un capodanno come leva di resilienza, come un meccanismo che rimette in moto il senso dopo una frattura, per riattivare la motivazione senza cancellare il dolore del passato ma integrandolo in una traiettoria di crescita e di continuità narrativa dell’identità.

I rituali scaramantici, i fuochi artificiali scacciademoni, il liberarsi del vecchio devono farci riflettere sui limiti e sui rischi di questi momenti, per evitare aspettative irrealistiche, la generazione di un pensiero dicotomico tra un prima e un dopo, nonché un auto-giudizio eccessivo in caso di mancato cambiamento.

 

Il compito della consulenza psicopedagogica è anche quello di sostenere le persone a trasformare il nuovo anno da promessa magica a spazio di apprendimento intenzionale, come un atto simbolico di autorizzazione al cambiamento, per sostenerlo con consapevolezza, gradualità e significato, per rafforzare la visione positiva della vita, sostenere l’autostima, dialogare con la personalità e potenziare la resilienza.

Non è il tempo che cambia le persone ma la relazione che ognuno di noi costruisce con il tempo.

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